Danni da circolazione stradale: la Corte di giustizia promuove le tabelle sulle micropermanenti e i limiti di aumento

Con sentenza del 23 gennaio 2014 (causa C-371/12), la Corte di giustizia dell’Unione Europea, a seguito di domanda di pronuncia pregiudiziale del Tribunale di Tivoli, si è espressa sulla compatibilità con il diritto comunitario dei limiti di risarcimento in materia di danni da circolazione stradale introdotti con il Codice delle assicurazioni private (D.lgs. 209 del 7 settembre 2009), in particolare dall’articolo 139.

Il Tribunale laziale rilevava la disparità di trattamento risultante nel risarcimento di danni derivanti da sinistri stradali rispetto al risarcimento di danni derivanti da altra causa, con riferimento alla minore entità del risarcimento e alla tendenziale esclusione del risarcimento del danno morale (non menzionato dalla norma), riguardante il primo tipo di sinistri. Veniva dunque richiesta la verifica di tale normativa alla luce della prima (72/166/CEE del Consiglio) e seconda direttiva (84/5/CEE del Consiglio) in materia di assicurazioni RCA.

Facciamo presente che ad oggi esistono tabelle vincolanti per legge in materia di risarcimento danni da circolazione stradale solamente per le c.d. micropermanenti, ovvero le lesioni fino 9 punti invalidità. Per le lesioni di entità superiore, in attesa dell’emanazione di una corrispondente disciplina, vengono generalmente applicate le Tabelle del Tribunale di Milano.

La Corte ricorda, innanzitutto, che le direttive comunitarie in questione prevedono l’obbligo di copertura assicurativa, al fine di garantire il risarcimento da parte dell’assicurazione della responsabilità civile, dei danni causati ai terzi dagli autoveicoli lasciando tuttavia liberi gli Stati membri di determinare i criteri e l’entità del risarcimento (cfr. anche Drozdovs, C‑277/12, punto 30), affermando che, in linea di principio, le suddette direttive non sono in contrasto con la previsione, da parte della legislazione nazionale, di criteri vincolanti per la determinazione dei danni morali o di un regime specifico per i sinistri stradali. Ciò anche laddove tale normativa speciale comporti un trattamento meno favorevole per la vittima rispetto a quello applicabile al diritto al risarcimento delle vittime di sinistri diversi da quelli stradali.

La questione cardine, ovvero quella della proporzionalità del sistema del risultante dall’applicazione delle tabelle suddette (micropermanenti), commisurata all’esigenza di garantire un risarcimento effettivo del danno, è stata risolta in senso positivo, ritenendo che il metodo di calcolo adottato dal legislatore italiano è proporzionato, in particolare, alla gravità delle lesioni subite e alla durata dell’invalidità provocata e tenendo altresì conto della possibilità del giudice di aumentare fino al quinto l’importo così calcolato.

La Corte ha, pertanto, concluso che:  «[g]li articoli 3, paragrafo 1, della direttiva 72/166/CEE del Consiglio, del 24 aprile 1972, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli, e di controllo dell’obbligo di assicurare tale responsabilità, e 1, paragrafi 1 e 2, della seconda direttiva 84/5/CEE del Consiglio, del 30 dicembre 1983, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli, come modificata dalla direttiva 2005/14/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 maggio 2005, devono essere interpretati nel senso che non ostano ad una legislazione nazionale come quella di cui trattasi nel procedimento principale, la quale prevede un particolare sistema di risarcimento dei danni morali derivanti da lesioni corporali di lieve entità causate da sinistri stradali, che limita il risarcimento di tali danni rispetto a quanto ammesso in materia di risarcimento di danni identici risultanti da cause diverse da detti sinistri»

La decisione è stata salutata, specialmente in ambito assicurativo, come occasione per dare impulso alla emanazione, delle tanto attese tabelle relative alle c.d. macropermanenti, quasi rappresentandone un avallo ex ante. Tabelle che, nello schema di regolamento del Consiglio dei Ministri apparso nel 2011, prevedevano una notevole riduzione degli importi risarcibili rispetto all’attuale prassi e giurisprudenza.

Sussiste, in effetti, la possibilità che la Corte di giustizia possa esprimersi in senso conforme alla sentenza sopra richiamata anche in merito alle nuove tabelle, una volta che queste saranno emanate. Il discrimine sarà dato dal divieto di escludere d’ufficio o di limitare in modo sproporzionato il diritto della vittima ad un risarcimento da parte dell’assicurazione obbligatoria della responsabilità civile. Certo è che, all’atto pratico, dopo la suddetta pronuncia, tale limite sembra esser stato spostato verso il basso.

12.02.2014 – Avv. Pierantonio Paulon, LLM © Tutti i diritti riservati

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