Counterfeit Rolex bought online from China. Destruction with no compensation even without offer for sale or advertising targeting the EU

The Court of Justice of the European Union with its judgement of 6th February 2013 (Case C-98/13) added another pillar to the “fence” against counterfeit or pirated goods, preventing them being placed on the EU market.

In January 2010 a consumer resident in Denmark (Mr Blomqvist), bought a watch described as a “Rolex“ from the English webpage of a Chinese on-line shop. The watch was sent from Hong Kong by post. The Danish custom authorities suspended the customs clearance of the watch, suspecting that it was a counterfeit, and informed Rolex and the buyer.

Rolex requested to confirm the clearance suspension and asked the buyer to accept destruction without compensation of the counterfeited watch. The buyer refused contending that he had purchased it legally and Rolex brought an action before the Sø- og Handelsretten (Maritime and Commercial Court) which granted its claim. Mr Blomqvist appealed the decision before the Højesteret (Supreme Court).

The European “fence”, in this case, is made by the Council Regulation (EC) No 1383/2003 of 22 July 2003 concerning customs action against goods suspected of infringing certain intellectual property rights and the measures to be taken against goods found to have infringed such rights together with Directive 2001/29/EC of the European Parliament and of the Council of 22 May 2001 on the harmonisation of certain aspects of copyright and related rights in the information society, the Council Regulation No 207/2009 of 26 February 2009 on the Community trade mark and the Directive 2008/95/EC of the European Parliament and of the Council of 22 October 2008 to approximate the laws of the Member States relating to trade marks.

There was no dispute on the fact that the watch was actually a counterfeit product, that Mr Blomqvist bought his watch for personal use and for that reason did not breach Danish law on copyright and trade mark.

That Danish Supreme Court raised the question whether, in the above situation, there had been an actual infringement of an intellectual property right according to Regulation (EC) No 1383/2003. In fact this Regulation requires, for its application, first, a breach of copyright or of a trade mark right protected in a Member State (here Denmark) and, second, that the alleged breach having taken place in the same Member State. To that regard, in the present case, it was crucial to determine whether there was any distribution to the public, within the meaning of the copyright directive, and any use in the course of trade, within the meaning of the trade mark directive and the trade mark regulation.

Coming to the main question answered by to Court this concerned whether a holder of intellectual property rights, such as Rolex, may claim the same protection for its rights where the goods at issue were sold from an online sales website in a non-member country (China or Hong Kong) on whose territory that protection granted by the European legislation is not applicable.

Though recalling that the mere accessibility of a website from the territory covered by the trade mark is not a sufficient basis for concluding that the offers for sale displayed there are targeted at consumers in that territory ( L’Oréal and Others , par 64), the Court gave a positive answer to the above question, stating that:

Council Regulation (EC) No 1383/2003 of 22 July 2003 concerning customs action against goods suspected of infringing certain intellectual property rights and the measures to be taken against goods found to have infringed such rights must be interpreted as meaning that the holder of an intellectual property right over goods sold to a person residing in the territory of a Member State through an online sales website in a non-member country enjoys the protection afforded to that holder by that regulation at the time when those goods enter the territory of that Member State merely by virtue of the acquisition of those goods. It is not necessary, in addition, for the goods at issue to have been the subject, prior to the sale, of an offer for sale or advertising targeting consumers of that State.

In a few words, the holder of an intellectual property right which receives protection in the European Union, deserves that protection also against ‘counterfeit goods’ or ‘pirated goods’ coming from a non-member State for the very (and simple) fact that those goods are directed to a customer residing in Member State of the European Union, no matter if, before the sale,  an offer for sale or advertising targeting consumers of that State have taken place.

18.02.2014 – Avv. Pierantonio Paulon, LLM © All rights reserved

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Danni da circolazione stradale: la Corte di giustizia promuove le tabelle sulle micropermanenti e i limiti di aumento

Con sentenza del 23 gennaio 2014 (causa C-371/12), la Corte di giustizia dell’Unione Europea, a seguito di domanda di pronuncia pregiudiziale del Tribunale di Tivoli, si è espressa sulla compatibilità con il diritto comunitario dei limiti di risarcimento in materia di danni da circolazione stradale introdotti con il Codice delle assicurazioni private (D.lgs. 209 del 7 settembre 2009), in particolare dall’articolo 139.

Il Tribunale laziale rilevava la disparità di trattamento risultante nel risarcimento di danni derivanti da sinistri stradali rispetto al risarcimento di danni derivanti da altra causa, con riferimento alla minore entità del risarcimento e alla tendenziale esclusione del risarcimento del danno morale (non menzionato dalla norma), riguardante il primo tipo di sinistri. Veniva dunque richiesta la verifica di tale normativa alla luce della prima (72/166/CEE del Consiglio) e seconda direttiva (84/5/CEE del Consiglio) in materia di assicurazioni RCA.

Facciamo presente che ad oggi esistono tabelle vincolanti per legge in materia di risarcimento danni da circolazione stradale solamente per le c.d. micropermanenti, ovvero le lesioni fino 9 punti invalidità. Per le lesioni di entità superiore, in attesa dell’emanazione di una corrispondente disciplina, vengono generalmente applicate le Tabelle del Tribunale di Milano.

La Corte ricorda, innanzitutto, che le direttive comunitarie in questione prevedono l’obbligo di copertura assicurativa, al fine di garantire il risarcimento da parte dell’assicurazione della responsabilità civile, dei danni causati ai terzi dagli autoveicoli lasciando tuttavia liberi gli Stati membri di determinare i criteri e l’entità del risarcimento (cfr. anche Drozdovs, C‑277/12, punto 30), affermando che, in linea di principio, le suddette direttive non sono in contrasto con la previsione, da parte della legislazione nazionale, di criteri vincolanti per la determinazione dei danni morali o di un regime specifico per i sinistri stradali. Ciò anche laddove tale normativa speciale comporti un trattamento meno favorevole per la vittima rispetto a quello applicabile al diritto al risarcimento delle vittime di sinistri diversi da quelli stradali.

La questione cardine, ovvero quella della proporzionalità del sistema del risultante dall’applicazione delle tabelle suddette (micropermanenti), commisurata all’esigenza di garantire un risarcimento effettivo del danno, è stata risolta in senso positivo, ritenendo che il metodo di calcolo adottato dal legislatore italiano è proporzionato, in particolare, alla gravità delle lesioni subite e alla durata dell’invalidità provocata e tenendo altresì conto della possibilità del giudice di aumentare fino al quinto l’importo così calcolato.

La Corte ha, pertanto, concluso che:  «[g]li articoli 3, paragrafo 1, della direttiva 72/166/CEE del Consiglio, del 24 aprile 1972, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli, e di controllo dell’obbligo di assicurare tale responsabilità, e 1, paragrafi 1 e 2, della seconda direttiva 84/5/CEE del Consiglio, del 30 dicembre 1983, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli, come modificata dalla direttiva 2005/14/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 maggio 2005, devono essere interpretati nel senso che non ostano ad una legislazione nazionale come quella di cui trattasi nel procedimento principale, la quale prevede un particolare sistema di risarcimento dei danni morali derivanti da lesioni corporali di lieve entità causate da sinistri stradali, che limita il risarcimento di tali danni rispetto a quanto ammesso in materia di risarcimento di danni identici risultanti da cause diverse da detti sinistri»

La decisione è stata salutata, specialmente in ambito assicurativo, come occasione per dare impulso alla emanazione, delle tanto attese tabelle relative alle c.d. macropermanenti, quasi rappresentandone un avallo ex ante. Tabelle che, nello schema di regolamento del Consiglio dei Ministri apparso nel 2011, prevedevano una notevole riduzione degli importi risarcibili rispetto all’attuale prassi e giurisprudenza.

Sussiste, in effetti, la possibilità che la Corte di giustizia possa esprimersi in senso conforme alla sentenza sopra richiamata anche in merito alle nuove tabelle, una volta che queste saranno emanate. Il discrimine sarà dato dal divieto di escludere d’ufficio o di limitare in modo sproporzionato il diritto della vittima ad un risarcimento da parte dell’assicurazione obbligatoria della responsabilità civile. Certo è che, all’atto pratico, dopo la suddetta pronuncia, tale limite sembra esser stato spostato verso il basso.

12.02.2014 – Avv. Pierantonio Paulon, LLM © Tutti i diritti riservati