La Corte di Giustizia sull’exequatur: l’avvenuta esecuzione della decisione non rientra tra i motivi di opposizione

Con sentenza del 13 ottobre 2011 (Causa C-139/10 – Prism Investments BV contro Jaap Anne van der Meer) la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha affrontato una questione nuova, ovvero se possa rientrare tra i motivi di opposizione ad exequatur ai sensi dell’Art. 45 del Regolamento CE/44/2011, l’avvenuta esecuzione della decisione (o atto pubblico o transazione giudiziaria), proveniente da un altro Stato membro, che s’intende far eseguire.

La domanda di pronuncia pregiudiziale venne rivolta alla Corte di Giustizia dal Hoge Raad der Nederlanden (Suprema Corte olandese), nell’ambito di una complessa vicenda che coinvolgeva alcune società aventi sede in vari Stati membri. Il curatore di una di queste (J. A. van der Meer), aveva chiesto ed ottenuto presso il Rechtbank ’s‑Hertogenbosch  la concessione dell’exequatur ex art. 38 del regolamento n. 44/2001, di una sentenza della Cour d’appel di Bruxelles del 5 dicembre 2006, la quale aveva condannato una società di diritto olandese (la Prism Investments) alla restituzione di una certa somma ricevuta in mutuo dalla prima società.

La Prism Investments aveva proposto ricorso avverso la decisione di concessione dell’exequatur, eccependo che la decisione del giudice belga era già stata eseguita in Belgio, mediante compensazione, e la concessione dell’exequatur doveva perciò ritenersi contraria all’ordine pubblico.

Il Rechtbank ’s‑Hertogenbosch, attenendosi ad una interpretazione rigorosa dell’Art. 45 del regolamento n. 44/2001, secondo cui la dichiarazione di esecutività può essere revocata solamente per uno dei motivi previsti agli artt. 34 e 35 del regolamento medesimo, respingeva il ricorso, rilevando che l’esecuzione degli obblighi derivanti dalla decisione oggetto di exequatur non è contemplata tra i motivi di opposizione e può essere quindi presa in considerazione non nell’ambito del procedimento di impugnazione della declaratoria di esecutività, bensì unicamente nella successiva fase dell’esecuzione propriamente detta.

Alcuni governi (in particolare quello inglese e tedesco), facendo presente che tenendo conto, nel corso dell’opposizione ad exequatur, dell’avvenuta esecuzione della decisione da eseguire, si sarebbe potuto evitare l’instaurarsi di un successivo procedimento esecutivo destinato ad interrompersi, avevano caldeggiato un’interpretazione ampia dei motivi di opposizione da parte della Corte.

Si ricorda che solo nella fase di opposizione ad exequatur, quindi in via successiva ed eventuale, avviene un controllo da parte dei giudici del paese ricevente dei motivi ostativi di cui agli Art. 34 e 35 Reg., 44/2001 (ovvero contrarietà all’ordine pubblico, mancata notificazione, contrasto di giudicati, etc.).

La Corte, tuttavia, facendo propria la posizione dell’Avvocato Generale Kokott, ha concluso escludendo che l’eccezione di avvenuta esecuzione della decisione possa rientrare tra i motivi di diniego ai sensi degli Art. 34 e 35 del Reg. CE/44/2001, «considerato che la procedura di exequatur consiste in un controllo formale dei documenti prodotti dalla ricorrente, la deduzione di un motivo a sostegno di un ricorso proposto ai sensi degli artt. 43 o 44 del regolamento n. 44/2001, come quello relativo all’esecuzione della decisione in questione nello Stato membro d’origine, altererebbe le caratteristiche di tale procedura e ne allungherebbe i tempi, in contrasto con l’obiettivo di efficacia e di rapidità affermato al diciassettesimo ‘considerando’ del regolamento stesso».

La sentenza della Corte di Giustizia segna un ulteriore passo avanti verso la circolazione della decisioni e degli atti pubblici all’interno dello spazio giuridico comunitario ed induce i soggetti agenti in quest’ambito ad una ancor più accorta attenzione e reazione verso le vicende giuridiche che li riguardano, anche quando queste si svolgono al di fuori dello Stato di appartenenza.

Avv. Pierantonio Paulon, LL.M.

29 ottobre 2011  – Tutti i diritti riservati ©

 

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